Proprio mentre la fotografia cominciava a mostrare le sue potenzialità, la pittura europea imboccò una svolta: si lasciò alle spalle i contorni ben definiti e puntò sulle sfumature, valorizzando le impressioni della luce e dei colori. Cominciava a sorgere quella sensibilità che sarebbe maturata appieno con l’Impressionismo, il cui maggiore esponente fu Claude Monet (1840-1926), di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla morte. Fino al 31 maggio sarà possibile ripercorrere quella storia insieme ad alcuni dei suoi protagonisti: a Palazzo Tarasconi a Parma è stata allestita la mostra 100 anni di riflessi. Gli impressionisti da Monet a Bonnard. Cento è però anche il numero di anni che, indicativamente tra il 1830 e il 1930, videro compiersi la parabola dell’Impressionismo (chiusasi idealmente proprio con la scomparsa di Monet). Negli anni Trenta dell’Ottocento, infatti, nacque in Francia un movimento pittorico, la Scuola di Barbizon, dedita soprattutto a raffigurazioni realistiche di paesaggi. La novità stilistica più rilevante, prodromo dell’Impressionismo, fu l’abbandono dello stile accademico in favore di un contatto più stretto con la realtà; ne derivò il metodo della pittura all’aperto (en plein air) e l’abbandono dei contorni netti.
La mostra si apre proprio con gli artisti della Scuola di Barbizon: Corot, Rousseau, Daubigny, Millet. Colpisce vedere come una congerie apparentemente caotica di pennellate si trasformi in figure realistiche: nuvole bordate di luce, fronde mosse dal vento, luci tremolanti sull’acqua. Tale sensibilità si sarebbe trasmessa anche a Monet. In mostra sono presenti Tempête à Sainte-Adresse(1857 ca.) e Les Pêcheurs de Poissy, a lui attribuito (1882 ca.). Rappresentano due poli della sua attività: la resa ancora naturalistica da un lato e la frammentazione del tratto a vantaggio della resa impressionistica dall’altro. Quest’evoluzione anima la seconda parte della mostra, con opere di Eugène Boudin (maestro di Monet), Alfred Sisley, Paul César Helleu, Johan Barthold Jongkind, Henri Gervex, Giovanni Boldini. Le ultime due opere esposte sono la soglia di un’epoca nuova: una piccola litografia di Van Gogh (Sulla soglia dell’eternità o, anche, Vecchio con la testa tra le mani) e una veduta di Cannet di Pierre Bonnard, in cui i colori mediterranei, poco realisticamente tenui e freddi, dicono più dello stato d’animo del pittore che della realtà davanti agli occhi.
La mostra è curata da Stefano Oliviero, prodotta da Navigare S.r.l. e realizzata col patrocinio della Provincia di Parma. Sobri i cartelli didascalici; una scelta non scontata: data la gloriosa popolarità dell’Impressionismo, la retorica avrebbe potuto abbondare.
Il Piccolo di Cremona, 14 marzo 2026