“La moda della vacanza” di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi

In un periodo nel quale viaggiare resta ancora un miraggio, un libro dove si viaggia molto, dove sono molti i luoghi in cui fare tappa, può fornire a modo suo un piccolo risarcimento. “La moda della vacanza. Luoghi e storie 1860-1939” (Einaudi, 34 euro, 353 pp.) offre infatti una bella occasione non solo per “visitare” molte località, ma anche per riscoprire l’aura di un’epoca che, per una ristrettissima classe di privilegiati, fu fatta di vestiti costosissimi, balli, terme, casinò, ristoranti e lussuosissimi hotel. A scriverlo sono stati Alessandro Martini e Maurizio Francesconi, studiosi universitari ed esperti, rispettivamente, di architettura e di moda.

A leggere questo libro, viene da pensare che la Belle époque, forse, si guadagnò il suo titolo proprio perché coincise, appunto, con la moda della vacanza. Prima di allora, viaggiare e soggiornare in qualche località, lo si faceva solo in due casi: per commercio o per studio. Dai primi dell’Ottocento, invece, dopo l’esperimento delle Terme di Bath, fu chiaro a tutti che quello delle vacanze poteva trasformarsi in un business senza precedenti. Destinato a chi? A un pubblico esclusivo, composto da “famiglie imperiali e reali, principi e principesse, magnati e alto borghesi, artisti, scrittori, musicisti, poeti, giocatori d’azzardo e dandy d’ogni genere”.

Il libro è dunque un catalogo (anche illustrato) delle architetture, degli abbigliamenti e dei nomi celebri che popolarono le località più alla moda di quegli anni. Ce n’è davvero per tutti i gusti: dalle terme alle località sciistiche, dalla Costa Azzurra fino al Medio ed Estremo Oriente, via Orient Express. Compresa anche qualche curiosità: ad esempio, il fatto che il Mediterraneo, d’estate, venne considerato, fino agli anni Venti del Novecento, un luogo poco salutare. È interessante notare, poi, che già allora sbandierare il soggiorno di principi, regnanti e artisti (gli influencer di allora) era un’ottima strategia di marketing. E che, in mancanza di teste coronate di passaggio, si ricorreva all’apertura di un Casinò; come capitò a quel tratto di costa “inospitale” che venne poi chiamato Monte Carlo.

Dopo la Seconda Guerra mondiale quell’epoca cominciò, per diverse ragioni, a tramontare. Il fatto, però, non dovrebbe suscitare poi troppi rimpianti: era quella una società brutalmente classista, e solo un’infima minoranza poteva permettersi quel genere di vacanze. Dagli anni ’50 in poi, infatti, arrivò il turismo di massa, di cui tutti abbiamo qualche volta detto male; ora, invece, ne sentiamo semplicemente la mancanza.

Federico Pani

Il Piccolo di Cremona, 10 aprile 2021

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