Bruxelles sta varando un nuovo regime semplificato per le imprese nascenti, con spese e burocrazie ridotte.
Fare impresa in Europa – a maggior ragione per chi si propone di innovare e crescere rapidamente – potrebbe diventare molto più semplice, se verrà approvato il 28° regime, un sistema normativo unificato per le imprese europee.
Ue, un gigante economico disunito
Per definire l’Ue si adopera spesso la metafora manzoniana del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Tuttavia, l’Ue è sia un gigante demografico (poco meno di 450 milioni di persone) sia economico. Sotto il profilo economico, i numeri forniti dall’Osservatorio dei conti pubblici (Università cattolica del Sacro Cuore) parlano chiaro: “Nel confronto tra Stati Uniti, Europa e Cina il Pil più grande in dollari correnti è quello statunitense: con 29,2 trilioni nel 2024, supera del 50% i 19,4 dell’UE. Il Pil dell’Ue risulta solo di poco superiore a quello cinese (18,7 trilioni), ma aggiungendo il Regno Unito (3,6 trilioni) il totale sale a 23,1 trilioni, circa a metà strada tra Cina e USA”. Com’è possibile che, a fronte di questi numeri, anche in Europa non si sviluppi un’industria dell’innovazione globale? Una delle ragioni sta nel fatto che l’Ue è composta da Stati sovrani che si muovono spesso in ordine sparso, vanificando il peso negoziale che avrebbero se agissero di concerto. A ciò si aggiunge un problema strutturale: la mancanza di un sistema di regole d’impresa uniformi.
Eu Inc.: la nuova sigla d’impresa europea
Pur essendo ancora lontani dalla prospettiva di un mercato dei capitali unificato, è però passata sotto traccia un’ottima notizia: la proposta della Commissione europea di introdurre un regime d’impresa unificato per le imprese nascenti e con prospettiva di rapida crescita. Il cuore della proposta della Commissione è una formula societaria nuova, la sigla Eu Inc. Registrabile in 48 ore, prevede spese massime di 100 euro e non richiede un capitale minimo, oltre al fatto di potersi presentare interamente digitale. Il vero punto di svolta è che il nuovo regime renderebbe uniformi le norme d’impresa relative a questioni importanti come la gestione del lavoro e l’accesso ai finanziamenti. L’obbiettivo principale della proposta è favorire la nascita di imprese innovative (le “start-up”) con rapide prospettive di crescita (“scale-up”). La proposta dovrà ora passare attraverso la discussione tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dell’Ue. L’approvazione potrebbe arrivare già all’inizio del 2027.
Benvenuti nel “Delaware europeo”
Sul “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli ha evocato un paragone usato dai sostenitori della misura per renderne la portata: un Delaware europeo, cioè un 28° Stato comunitario, virtuale, dotato di un regime normativo particolarmente favorevole alle imprese. Esattamente come accade negli Stati Uniti, dove il Delaware è capace di attrarre la sede legale di moltissime imprese in ragione della suo regime giuridico. Riprendendo il parere di un gruppo di esperti – un webinar organizzato dall’Associazione degli intermediari mercati finanziari (Amf) e dalla Rivista delle società – de Bortoli scrive che la misura prevista dall’Ue “sul piano del diritto commerciale, [è] dirompente. Si esalta l’autonomia privata. Per la prima volta l’Unione europea appare in procinto di abbandonare il mantra della armonizzazione tra le varie normative nazionali e inseguire l’obiettivo primario della competitività internazionale”.
“Più che una scelta, una necessità”
Tutto ciò servirebbe anche a frenare la fuga sia di capitali sia di imprese proprio in direzione di luoghi più favorevoli alle loro attività di business. Sempre de Bortoli ricorda che circa il 30% delle imprese europee che raggiungono una capitalizzazione di mercato di un miliardo di dollari (i cosiddetti “unicorni”) si trasferiscono negli USA. Ma la misura avrebbe anche una funzione strategica: fare riguadagnare la tanto agognata “competitività internazionale” di cui scrive de Bortoli, sottraendoci ad alcuni ricatti di prepotenti potenze internazionali. Del resto, vista l’attuale situazione internazionale, come ha spiegato all’Ansa la presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Maria Anghileri, “offrire un quadro armonizzato capace di semplificare la vita delle imprese è oggi una necessità più che una scelta”.
Il Piccolo di Cremona, 18 aprile 2026