(Scorcio del Palazzo della Civiltà Italiana, EUR, Roma. Foto di Alessandro Zazza da Pixabay)
Intorno a noi piazze semivuote e squadrate, manichini, statue, ombre, luce radente di un tardo pomeriggio: non c’è dubbio, siamo in un quadro di Giorgio De Chirico. Se il successo dell’arte si misura dall’impatto sull’immaginario, la corrente pittorica della Metafisica – il cui maggior esponente è appunto De Chirico – fu senz’altro un successo. In effetti, alla mostra “Metafisica/Metafisiche”, allestita al Palazzo Reale di Milano (visitabile fino al 21 giugno) ben si addice l’immagine adoperata dal curatore Vincenzo Trione: un raggio di luce che si rifrange in ulteriori opere e immaginari, dall’architettura al teatro, dal cinema alla pittura stessa. Si pensi, guardando alla pittura, a eredi diretti come Mario Sironi, ma anche a Salvador Dalì (con alcuni loro quadri presenti in mostra). Echi della Metafisica si colgono anche nell’architettura razionalista e fascista, tanto imponente quanto malinconica; perciò, la mostra ospita una lunga galleria di foto e riproduzioni di quegli edifici, così simili alle piazze spoglie di De Chirico. La categoria di Metafisica, del resto, fu coniata da un poeta, il francese Guillaume Apollinaire, proprio per definire i quadri di De Chirico, che tanto lo avevano colpito.
Torniamo ora alla fonte di quell’immaginario, il cui scenario simbolico è il punto di incontro di quegli artisti, la Ferrara del 1917. De Chirico, il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi forgiarono un nuovo linguaggio pittorico: composizioni di soggetti fuori contesto, riconoscibili e realistici, ma resi anonimi e collocati in scenari sgombri da dettagli. Si lanciava una sfida all’osservatore: ricostruire il senso delle opere attingendo all’interiorità. Come scrisse Italo Calvino, in quei quadri il pensiero sosta in forma «aurorale», senza mai diventare «pensiero di qualcosa». Ardengo Soffici definì la pittura di De Chirico «una scrittura di sogni» che riesce a rappresentare gli «spettacoli riflessi allo stato di ricordo nella nostra anima quasi addormentata». Quei sogni ricompaiono nelle tante ulteriori opere presentate in mostra: le fotografie d’autore di Gabriele Basilico e Mimmo Jodice; le architetture concettuali di Aldo Rossi, Frank Gehry e Massimiliano Fuksas; i quadri surreali di René Magritte; la pop art di Andy Warhol; i film di Tim Burton e Paolo Sorrentino; i fumetti di Marco Nizzoli (Dylan Dog); le copertine dei Pink Floyd, dei Genesis e dei nostrani Matia Bazar.
La mostra è stata prodotta dal Palazzo Reale di Milano, dal Museo del Novecento, dal complesso Grande Brera-Palazzo Citterio e dalle Gallerie d’Italia (tutti luoghi nei quali si articola per intero, e con ulteriori aggiunte a quelle viste sinora, la vastissima esposizione), insieme alla casa editrice Electa. L’iniziativa rientra nel programma culturale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Sotto il profilo scientifico, hanno collaborato alla mostra la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, il Museo Morandi, l’Archivio Alberto Savinio e l’Archivio Carlo Carrà.
Il Piccolo di Cremona, 18 aprile 2026