Tosaerba e barbecue, la classifica eBay degli acquisti degli italiani

(Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay)

L’erba del vicino è sempre la più verde, si sa. Ma che gli italiani a questo fatto non ci stessero, chi se lo aspettava? Un dato: in tutta Italia, tra marzo e giugno del 2017, sono stati venduti 1 tosaerba ogni 12 minuti e 1 articolo fra piante, semi e bulbi ogni 3 minuti. Già, ma al Nord trasformare il proprio giardino in un prato all’inglese o in un orto botanico non bastava: e così, gli acquisti nella categoria “arredamento esterno” su eBay, nelle regioni settentrionali, sono stati 1 ogni 22 minuti. I dati che riportiamo provengono proprio da eBay, la notissima piattaforma di vendita e aste online, che ha deciso di offrire un gustoso spaccato regionale delle abitudini di consumo degli italiani.

Colpa del verde della bandiera o della vocazione prato-leghista – come non pensare agli ettari di un certo prato, a Pontida, da curare ogni anno –, fatto sta che è proprio la Lombardia a primeggia negli articoli da giardino. Spostandosi in Veneto, a investire il turista, oltre al profumo dell’erba tagliata, è l’odore di carne grigliata: benvenuti nel regno dei barbecue. È un fatto: in entrambe le regioni si passa volentieri molto tempo in giardino. Ma non lontano, non va dimenticato, ci sono i garage, dai quali compaiono, facendo lo slalom tra carbonella e schiere di nani da giardino, macchine curate, con filtri sostituiti regolarmente e coppe dell’olio stracolme. Altrimenti: perché comprare una confezione di olio per motore ogni 9 minuti e sostituire un filtro ogni 35?

L’Emilia, che per Berselli era terra di comunisti, musica, bel gioco, cucina e motori, cede il posto a Lombardia e Veneto sui pezzi di ricambio; ma insieme ai piemontesi si piazza al primo posto nella categoria tuning. Tradotto: nella personalizzazione delle auto. Una moda un po’ americana, un po’ pacchiana che sì, fa pensare alla via Emilia e il West, ma ambientati al tempo di Trump. E se neanche in Italia si giudica un libro dalla copertina, per un telefono il discorso è diverso: al Nord si compra, su eBay, una cover ogni due minuti. In questa categoria, doppiando gli altri come numero di acquirenti, il Piemonte batte tutti.

Il Centro Italia è terra di Appennini e di paesaggi ondulati: non stupisce che i prodotti più acquistati siano infatti pedali, articoli da campeggio o escursionismo; ma in fondo il mare non è così lontano e sono in molti a preferirlo, tanto che moltissimi compratori scelgono, subito dopo come quantità, materassini e ombrelloni.

Al Sud, è il dettaglio che conta. Le borse sono tra gli acquisti più quotati, insieme alle sneakers. Ogni otto minuti, però, viene acquistato un cellulare e, con la stessa frequenza, i prodotti per la cura delle unghie (1 ogni 8 minuti), tra gel e semipermanenti, set per manicure e decorazioni. In poche parole, per gli addetti ai lavori: nail art. Infine, un tocco abbastanza trasgressivo: un sex toy venduto ogni ora: il 150% in più rispetto al resto d’Italia.

Con la primavera, il Nord si appassiona di giardino, motori e sport (altra categoria, il fitness, cui non abbiamo accennato ma che è prediletta da quelle parti). Il Centro, di natura. Il Sud, di glamour. La tentazione di fare antropologia – spicciola, dato lo spazio – è forte. Tuttavia, servirebbero anche i dati di Amazon, è chiaro, per trarre qualche seria conclusione. E, poi, la verità è che l’emergenza, in questo caso, è l’omertà: perché se nessuno vi ha mai detto che i vostri ma in generale tutti i nani da giardino sono orrendi è perché non se l’è sentita.

Il Piccolo di Cremona, 28 aprile 2018

Marino presenta a Cremona il suo libro, “Un marziano a Roma”

Un marziano a Roma”: se a scomodare Flaiano ci avevano già pensato i giornalisti, la posa alla Steve Jobs con cui l’ex sindaco di Roma si fa ritrarre nella copertina del suo nuovo libro è senz’altro una soluzione inedita; con ciò, durante la presentazione del volume, avvenuta nella sala convegni del circolo Filodrammatici di Cremona, Ignazio Marino ha tenuto fede ai panni di outsider della politica cui allude il titolo. Su quei panni, del resto, si è sempre basata la riconoscibilità del personaggio. Nella conversazione col direttore de La Provincia, Vittoriano Zanolli, “il marziano a Roma” (presentato dall’amico e collega Mario Riccio) ha recitato dunque un copione noto: quello che, oltreché la riconoscibilità, a voler essere maliziosi, ha fondato anche la sua fortuna politica. Fortuna che qualche mese fa, come tutti sanno, lo ha abbandonato, costringendolo dopo solo due anni e mezzo a rimettere il mandato affidatogli dai cittadini di Roma. Marino, comunque, alla parte che si è ritagliato, quella di un ragionevole professionista prestato alla politica, sembra crederci. Forse perché, in fondo, appare per quello che è: un chirurgo di fama internazionale animato da buona volontà, buon senso e una certa dose di ambizione politica. E niente di più.

Sono qualità che, nel panorama politico italiano, lo hanno premiato fino a un certo punto. Mancanza di carattere o eccesso di aplomb, capacità professionale sprecata o la scelta caduta su un mestiere sbagliato (quello di sindaco), fatto sta che la situazione che Marino si è trovato ad affrontare, una volta eletto primo cittadino della Capitale, fa venire i brividi: 24 miliardi di debiti, tra cui quelli contratti nell’acquisto dei terreni per la costruzione del Villaggio Olimpico del 1960; la bomba ecologica della discarica di Malagrotta; l’assenteismo selvaggio dei dipendenti Atac, l’azienda municipale dei trasporti (700 ore annue lavorative pro-capite contro le più di mille dei colleghi milanesi dell’Atm); i rapporti clientelari, una burocrazia di 60 mila anime, il calderone del malaffare scoperchiato dall’inchiesta Mafia Capitale. Roma ha costituito dunque la sfida finale di una carriera politica cominciata con le elezioni a senatore del 2006, fino alle primarie del PD, nel 2009, perse contro Pierluigi Bersani e Dario Franceschini (anche se, dell’esperienza delle primarie, l’ex senatore ha rivendicato con un certo orgoglio il risultato ottenuto di 500 mila voti).

Viene da chiederselo, però, chi l’abbia fatto fare a Ignazio Marino, brillante chirurgo diventato capo di dipartimento della Pittsburgh Transplantation Institute dell’Università di Pittsburgh, di tornare in Italia per darsi alla politica. Un nome della chirurgia che, bisogna dirlo, nel suo campo ha prova di grande professionalità e, in certi casi, di profondo coraggio: per dirne una, nel 2001 effettuò il primo trapianto su un paziente sieropositivo in Italia, sfidando il rischio di contagio e la censura scritta dell’allora ministro della salute Girolamo Sirchia.

Sono molti gli sforzi che Marino si attribuisce nell’ambito dei diritti civili e vanno dalla chiusura dei manicomi criminali, al testamento sul fine vita, al riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali; memorabile, a proposito, resta la trascrizione sui registri de Campidoglio delle unioni celebrate all’estero tra coppie dello stesso sesso; nel libro, tra l’altro, non risparmia di raccontare la reprimenda di Bergoglio su questo punto.

Nel 2013 è arrivata la sfida di Roma, raccolta, vinta e naufragata nel giro di due anni e mezzo. Marino racconta la sua versione e lancia alcune provocazioni. Perché prendere di mira il sindaco di Roma, se le spese di rappresentanza (poi pagate di tasca propria) sono state di 19 mila euro in 28 mesi, mentre quelle dell’ex sindaco di Firenzesi aggirano sui 600 mila euro in un solo anno? O ancora: perché cercare nel Campidoglio l’unico responsabile dello squallido spettacolo del funerale del clan dei Casamonica (su tutti: l’elicottero che sorvola Roma per cospargere la funzione con petali di rose) e non prendersela col ministro degli interni?

La risposta è semplice: perché l’ex coinquilino del Campidoglio, proprio in quanto outsider della politica romana, portatore di valori civici e legalitari, ha costituito un corpo estraneo nella politica della capitale. La sua fede nella legalità dei conti e del bilancio, il piglio aziendalistico nella gestione delle imprese pubbliche e l’apertura a forme di privatizzazione si sono scontrate con blocchi d’interesse consolidati.

E qui viene il tasto dolente: l’impresa cominciata da Marino, a suo giudizio, sarebbe potuta anche andare a buon fine se non fosse stata interrotta da un vero e proprio tradimento; «Ventisei coltellate e un solo mandante», così recita, infatti, il titolo (fin eccessivo) di un capitolo del libro. L’episodio è cronaca degli ultimi mesi: di fronte a un notaio, ventisei consiglieri firmano un atto con cui si impegnano a sciogliere il comune di Roma. Dietro, la lunga mano di Matteo Renzi. Ma ormai, con le elezioni che incombono, per molti è già acqua passata.

Sul futuro prossimo, Marino ha qualche riserva, ma confessa che si impegnerà a contrastare la nuova riforma costituzionale. In tutto ciò, emerge comunque l’amarezza di non essere riusciti a fare di Roma una città maggiormente “europea” nella gestione della cosa pubblica, più vicina per dire alla dinamicissima Milano. Perché è vero: resta mozzafiato lasciarsi alle spalle il Colosseo e percorrere via dei Fori Imperiali (pedonalizzata proprio dall’ex sindaco), magari la sera, quando le luci di Vittorio Storaro dànno il meglio. Ma se la nuova amministrazione non troverà il coraggio di percorrere quella strada che, con tutti i suoi limiti, Ignazio Marino ha saputo indicare, Roma resterà la testimone di un passato folgorante, ma per sempre andato.

Federico Pani

Il Piccolo di Cremona, 4 giugno 2016