Un ritratto delle costituzioni della Grecia antica

(Foto di Leonhard Niederwimmer da Pixabay)

Pericle definì Atene “scuola dell’Ellade”, riferendosi soprattutto alla costituzione della città, il cui elogio, grazie alla straordinaria testimonianza di Tucidide, ha attraversato i secoli; tant’è che ancora oggi usiamo la stessa parola adoperata dallo stratego Pericle: democrazia, un termine che si impose al pari del più antico isonomia, ‘eguaglianza di fronte alla legge’. Tuttavia, stando alle testimonianze di allora, Tucidide compreso, non erano in pochi a preferire alla costituzione di Atene quella della sua acerrima rivale, Sparta. Nel suo Forme della vita politica dei Greci in età arcaica e classica¹ (Monduzzi Editoriale), Giorgio Camassa ricostruisce le forme politiche di quei secoli decisivi, in particolare il periodo compreso tra il VI e il IV secolo a.C., considerando come alcune poleis (Sparta, Atene, Argo, Corinto e Siracusa) abbiano espresso soluzioni costituzionali diverse, pur restando parte della stessa civiltà. Ne esce il ritratto di una Grecia percorsa da spinte centrifughe e centripete, consapevole di un’unità culturale e linguistica, ma orgogliosa delle proprie libertà municipali; tale singolarità conviveva con le cosiddette anfizionie – leghe o confederazioni sacre, come quella delfica o quella di Olimpia – e con i grandi santuari panellenici, luoghi di un’identità religiosa condivisa. In tutto ciò, la piena autonomia delle singole città, la loro libertà – spiega Camassa – trovava la sua massima e terribile espressione nella guerra, condizione allora quasi permanente. Proprio la conflittualità avrebbe portato il mondo greco alla sua fine, di fronte al sorgere delle grandi realtà statuali di epoca ellenistica prima e romana poi.

Il Piccolo di Cremona, 12 settembre 2026

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