Così i borghi caratteristici diventano parchi a tema

(Vigoleno, Piacenza – Foto di Valter Cirillo da Pixabay)

La legittima aspirazione di tutti a viaggiare si scontra con la necessità di preservare l’identità dei luoghi

Nel loro laboratorio del MIT, ricorrendo all’intelligenza artificiale, l’architetto Carlo Ratti e il sociologo Richard Florida hanno esaminato 400 mila foto di interni di Airbnb. In seguito, hanno pubblicato il lavoro sulla rivista «Nature Scientific Reports» e riportato alcune considerazioni sul quotidiano «La Repubblica». Lo scopo: misurare il grado di omologazione degli spazi domestici da imputare al turismo di massa. La ricerca rivela che alcuni elementi strutturali degli interni resistono all’omologazione: i materiali da costruzione, la disposizione delle stanze, il rapporto con l’esterno e la configurazione della cucina. Al contrario, gli arredamenti e i dispositivi elettronici si sono prevalentemente uniformati.

Le conseguenze del turismo sull’identità locale

Il turismo di massa però ha conseguenze più vaste, in specie sull’identità locale. Come scrivono Ratti e Florida, “i marchi del lusso, le catene alberghiere, i codici estetici instagrammabili (…) spingono le città a conformarsi alle aspettative internazionali”. Allo stesso tempo, molte delle mete turistiche sono chiamate ad assumere i contorni di “parchi tematici di lusso”. Ne derivano due effetti opposti, entrambi dovuti alle aspettative dei turisti (il più delle volte indotte dalle promesse pubblicitarie): da un lato, si diffondono degli standard estetici e dei servizi che fanno assomigliare molti luoghi tra loro; dall’altro, per conservare aspetti di unicità, si punta su un’ipercaratterizzazione folklorica, che induce residenti e istituzioni a recitare la parte più stereotipa di sé stessi.

La turistizzazione dell’economia

L’overturismo sposta grandi flussi di denaro, ma comporta un costo sociale per le comunità locali. Innanzitutto, le città si riconfigurano per ospitare masse di visitatori, con conseguenze fastidiose per i residenti: la mobilità si riduce, i prezzi degli immobili crescono, mentre la disponibilità di abitazioni si abbassa; in generale, il costo della vita sale. Sul piano economico, inoltre, la turistizzazione premia settori a basso valore aggiunto – impieghi stagionali e poco qualificati: camerieri, personale di servizio, ecc. – mentre va a vantaggio dei proprietari immobiliari, che affittano a prezzi superiori alla norma.

Poeti, santi, navigatori e… affittacamere

Questa discrepanza tra la rappresentazione e la realtà è stata colta appieno da Aldo Grasso sul «Corriere della Sera», in un commento alla trasmissione di Rai3 Il borgo dei borghi. Pur bellissime, le immagini di quei luoghi, osserva il critico, sono il frutto di una selezione deliberata che trasforma il Paese in un mosaico di cartoline, omettendo sistematicamente tutto ciò che è controverso, deficitario e (perché no?) brutto. La domanda che ne consegue è questa: “È vero che molti borghi sono rinati grazie a questa visibilità, resta però da capire quale futuro vogliamo per l’Italia: continuare a puntare su industria e innovazione o convertirci definitivamente alla professione di affittacamere?”.

Borghi o parchi a tema?

A molti sarà capitato di visitare dei borghi bellissimi, affollati di persone e negozietti che vendono prodotti caratteristici. Nulla di male; sennonché, al calare della notte e chiuse le serrande dei ristoranti, quei borghi sprofondano nel silenzio: pochissimi ci vivono davvero e, ben più spesso, gli esercenti fanno i pendolari. Ciò porta a chiedersi, inevitabilmente, che differenza ci sia tra quei borghi (non solo italiani, beninteso) e dei centri commerciali o dei parchi a tema. A forza poi di ipercaratterizzare un luogo, il rischio è di adulterarlo, tanto da renderlo indistinguibile da luoghi ricostruiti del tutto, come Grazzano Visconti (PC) o il Borgo medievale del Parco del Valentino a Torino.

L’insostenibilità di un lusso di massa

In un libro di qualche anno fa, Il selfie del mondo (Feltrinelli), Marco D’Eramo sottolineava il paradosso dell’overturismo. Alla lunga, il fenomeno si rivela dannoso per le comunità locali perché agisce come una monocoltura, che rende fragile l’economia (lo si è visto ai tempi del Covid). Eppure è anche il sintomo di un progresso: una larga parte del mondo può finalmente assecondare le proprie aspirazioni di viaggio. Un tempo riservato a un’infima minoranza, il viaggio è oggi lo svago preferito da miliardi di persone. La contraddizione è chiara: come rendere sostenibile questa legittima aspirazione a un lusso diventato nel frattempo di massa?

Il Piccolo di Cremona, 11 aprile 2026

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