(Foto di Gerd Altmann da Pixabay)
14 Febbraio 1991: esce nelle sale “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme
Vedere al cinema un thriller ai confini dell’horror fu per molti un modo certamente originale per festeggiare il San Valentino di 35 anni fa: proprio il 14 febbraio del 1991 usciva nelle sale americane “Il silenzio degli innocenti” (“The Silence of the Lambs”). Diretto dal regista Jonathan Demme, il film è tratto da un omonimo romanzo di Thomas Harris, sèguito di “Il delitto della terza luna” (“Red Dragon”), già alla base di un film, ma di scarso successo (“Manhunter”, 1986, di Michael Mann). La storia è nota: la recluta dell’FBI Clarice Starling (Jodie Foster) viene coinvolta nelle indagini su un serial killer (Ted Levine) che uccide e scuoia le sue vittime. Starling ha il compito di convincere a far collaborare al caso uno psichiatra e criminologo da anni chiuso in carcere: è il pluriomicida e cannibale dottor Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) che, pur a carissimo prezzo, mette la polizia sulla buona strada.
Il film si è rivelato fondativo per il suo genere. Sul “Guardian”, Scott Tobias cita le luci di Tak Fujimoto, le musiche di Howard Shore e la scelta registica di adottare il punto di vista di Starling/Foster; donna caparbia, intelligente e attraente, rovescia lo stereotipo della vittima: a dare la caccia all’assassino è lei, pur essendo alle prese con un mondo maschilista e un lavoro raccapricciante. E proprio nei momenti di difficoltà, “mentre brancola, figurativamente e letteralmente, nel buio” (Tobias), sentiamo l’intensa umanità del personaggio. Rimasto impresso nell’immaginario collettivo, pur comparendo nel film per nemmeno 25 minuti, è però soprattutto Hannibal Lecter, con la sua elegante e spietata capacità di analisi, lo sguardo intenso e folle, e la tenuta in camicia di forza e museruola (molto parodiata, proprio perché impressionante).
Sul “Corriere della Sera”, Arianna Ascione ha raccolto alcune curiosità: Hopkins improvvisò durante la scena del primo incontro tra Starling e Lecter; in particolare, lo fece quanto giudica sprezzantemente l’aspetto e l’accento dell’agente, e quando riproduce il sorseggio del Chianti col quale dice di aver accompagnato un pasto a base di carne umana. Si spiega anche così l’autentico spiazzamento di Foster che, come Hopkins, dialogando guarda in camera: una delle idee innovative del regista, spiega il critico Gabriele Niola; che racconta anche che il ruolo di Lecter venne offerto a Sean Connery e rifiutato sdegnosamente. Hopkins, attore perlopiù teatrale, invece, ci si buttò a capofitto, guadagnandosi un meritatissimo Oscar, il quinto dei cinque vinti dal film (miglior film, attrice protagonista, regista e sceneggiatura): la sua recitazione, controllatissima, fece di Hannibal Lecter un archetipo dei serial killer di finzione.
Sia l’assassino ricercato da Starling sia Lecter furono ideati ispirandosi a serial killer reali, soprattutto a Ed Gein, modello anche per il Norman Bates di “Psycho” e per il Leatherface della saga di “Non aprite quella porta”. Sull’omicida interpretato da Ted Levine, soprannominato Buffalo Bill, mostrarono già allora delle rimostranze le associazioni LGBT, in quanto il personaggio dichiara di voler intraprendere un percorso di transizione sessuale. Invece, sempre tra le curiosità (citate da Ascione e Niola), ce ne sono almeno tre che riportiamo volentieri: sul dorso della falena della locandina compare la foto di Philippe Halsman e Salvador Dalí “In Voluptas Mors”; il suono del sorseggio del Chianti (di cui sopra) è stato ispirato a Hopkins da un vecchio film su Dracula; la distribuzione delle videocassette del film sostituì la promozione del film, dato che la casa produttrice (Orion Pictures) non poteva permettersi di allestire le proiezioni.
Il Piccolo di Cremona, 14 febbraio 2026