Scatti d’autore di McCurry esposti a Parma

(Nella foto: una sala allestita con alcuni ritratti di Steve McCurry a Palazzo Pigorini a Parma.)

PARMA – Ma sì che la conoscete: Sharbat Gula era la ragazza (oggi è una donna, ormai) ritratta nella più celebre delle fotografie di Steve McCurry, “Ragazza afgana”, l’immagine di un volto che – incorniciato da un velo rosso sdrucito – incastona lo sguardo intensissimo di due occhi smeraldini. Non poteva mancare la riproduzione di questa fotografia alla mostra “Steve McCurry. Orizzonti lontani”, allestita a Palazzo Pigorini a Parma. L’esposizione, a cura di Biba Giacchetti con il Team Mostre di Orion57, è stata organizzata da Artika (col patrocinio del Comune di Parma) e sarà visitabile sino al 12 aprile dell’anno prossimo.

Oltre al celeberrimo scatto – celebratissima copertina di un National Geographic del giugno 1985 – compaiono altre foto immortali: i monaci cinesi buddisti appesi a testa in giù; un treno, due macchinisti e sullo sfondo il Taj Mahal; le raccoglitrici velate in Yemen; le rovine di Angkor in Cambogia, e molte altre (alla mostra sono dedicati due piani del Palazzo). McCurry è stato un fotografo con una forte predilezione per il sud del mondo, in particolare per l’India e il Sud Est asiatico. Altre foto memorabili, sempre dall’India, ritraggono un muro con delle impronte di mani e la figura di spalle di un bambino che sgattaiola via; il volto di un bambino interamente coperto di pigmenti rossi; un ragazzo, anche lui ricoperto di pigmenti, in questo caso verdi, che si abbandona a braccia aperte, sorretto da una schiera di compagni; il Taj Mahal riflesso nel laghetto prospiciente, con le acque mosse da un uomo alla ricerca di qualcosa. Tanti sono i volti, tra i quali quello di copertina della mostra, appartenente a un anziano mago della tribù musulmana indiana dei Rabari, con una barba arancione tinta di henné.

Nonostante qualche scatto ci risulti meno esotico – le Twin Towers appena abbattute o alcune immagini del post-tsunami del 2011 in Giappone – la mostra parla quasi sempre di mondi che ci sono lontani; perciò, le didascalie e la guida audio (gratuita e scaricabile via QR code) sono uno strumento necessario per comprendere il senso di ciò che si ammira. Se ci si sofferma a guardare, leggere e ad ascoltare, si viene a sapere come il lavoro di McCurry possa essere sia il frutto di un’attesa che dure ore, sia una fugace e fortunosa circostanza. Il compito del fotografo, del resto, non è soltanto scegliere il soggetto e il punto di vista, bensì anche trovarsi nel posto giusto e al momento giusto. Questa condizione proverbiale, nondimeno, va guadagnata con l’esercizio della pazienza e la prontezza. Nel caso dei ritratti, non può mancare inoltre l’intesa tra il soggetto e il fotografo: solo se c’è un contatto emotivo tra loro è possibile fare sì che quelle immagini, pur restando mute, ci parlino.

Il Piccolo di Cremona, 13 dicembre 2025

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