(Foto di Sofia Terzoni da Pixabay)
Il sindaco di Nagareyama, periferia di Tokyo, in carica dal 2003, ha invertito la tendenza grazie a una politica pro famiglie che ha trasformato un dormitorio in luogo attrattivo.
Se si guardano le proiezioni demografiche dell’ONU, c’è di che impressionarsi: di questo passo, l’Italia potrebbe passare dai poco meno degli attuali 59 milioni di abitanti a poco più di 52 milioni nel 2050; mentre nel 2100 la popolazione potrebbe arrivare a ridursi a 35 milioni (più o meno la popolazione della Penisola a fine Ottocento). Certo, non siamo i soli. Prendiamo il caso del Giappone, che assomiglia all’Italia più di quanto si pensi: non solo l’economia stagna ormai da diversi anni, ma la popolazione nipponica si contrae rapidamente; le previsioni indicano che, dagli attuali 126 milioni, si rischia di arrivare a 105 milioni nel 2050 e a 78 milioni nel 2100. Proprio perché il Paese dell’estremo oriente ci assomiglia tanto, è interessante considerare il caso di una cittadina che è riuscita, sorprendentemente, a invertire il calo del tasso di fertilità.
Una città in Giappone dove il tasso di fertilità è tornato a crescere
Prima di cominciare, prendiamo il manuale Utet di Geografia umana e leggiamo qualche definizione preliminare: per “tasso di fecondità” o “fertilità” si intende il “numero medio annuo dei nati vivi per donna in età feconda (tra i 15 e i 50 anni)”. Quando questo tasso “ha un valore di 2,1, si dice che una popolazione ha raggiunto il livello di sostituzione delle generazioni, quello necessario per consentire a una popolazione di riprodursi senza diminuire di numero”. Quel tasso, in Giappone, è pari a 1,26. Tuttavia, esiste una città, Nagareyama, dove quel tasso – benché ancora lontano dall’agognato 2,1 – è pari a 1,5. La cittadina, del resto, può vantare il più alto tasso di fertilità registrato in Giappone per 6 anni di fila. A menzionare il caso, di recente, è stato anche l’economista Riccardo Trezzi in un intervento sul declino dell’Italia alla Fondazione De Gasperi. Come si è riusciti ad arrivare a questo risultato?
Un dormitorio per pendolari, più che una città per famiglie
Di Nagareyama si è occupata, tra gli altri, anche la sezione CityLab della rivista Bloomberg, che ha pubblicato un articolo di Mia Glass, contenente anche un’intervista al sindaco della città. Nagareyama ha una popolazione di circa 155 mila abitanti ed è inclusa nella prefettura di Tokyo. La maggior parte della popolazione residente lavora proprio nella capitale giapponese, sicché fino a poco tempo fa la loro città è stata considerata un posto dormitorio, popolato quasi soltanto da pendolari. Non certo un luogo particolarmente attrattivo per coppie con la volontà di mettere su famiglia. Anche perché il Giappone, oltre ad avere delle regole sociali piuttosto rigide, non spicca per uguaglianza di genere; al contrario, il numero di ore non pagate lavorate dagli uomini – di fatto, dedicate alla cura della famiglia – è il più basso di tutti i Paesi OCSE: 41 minuti al giorno. Gran parte del peso dell’attività genitoriale, dunque, grava sulle donne.
Stazione – asilo nido: andata e ritorno
Ora: l’aera urbana di Tokyo è tra le più densamente abitate del pianeta, talché uno dei primi problemi da risolvere è proprio quello degli spostamenti. Proprio su questo punto Yoshiharu Izaki, sindaco della città dal 2003, ha cominciato a intervenire: appoggiandosi alle due stazioni dei treni presenti, ha avviato un servizio quotidiano di accompagnamento dei bambini più piccoli verso gli asili. I bambini vengono dunque accompagnati alla stazione ogni mattina e recuperati poi, sempre lì, nel tardo pomeriggio; qualora il genitore dovesse tardare, è possibile anche prenotare per il bambino o la bambina un pasto per la sera. Questo servizio, spiega il sindaco, ha conosciuto un immediato successo: il tasso di natalità è aumentato del 40% in 15 anni; sicché è stato necessario aumentare le dimensioni e il numero degli asili.
Una città su misura per le famiglie con figli
Il risultato è che la città, nel corso degli anni, è diventata non solo richiamo per coppie desiderose di avere una famiglia, ma è stata altresì interessata dall’apertura di attività legate al welfare, come studi medici e dentistici. A rendere ancora più attrattiva la città si aggiunge poi una politica che ha privilegiato gli spazi verdi, sempre nell’intento di rendere la città ancor più a misura di famiglia. Certo, suggerisce un collega, questa misura rende più vivibili questi centri, ma sottrae famiglie ad altri. L’obiezione è condivisibile; e però, va detto che quelle stesse famiglie non farebbero probabilmente lo stesso numero di figli (forse nemmeno uno) nei luoghi d’origine; inoltre, si tratta di politiche che – previa presenza, non scontata, di risorse economiche – possono essere applicate anche in altri luoghi: anche qui da noi, in Italia. Nagareyama rischiava di trasformarsi in una residenza per pendolari verso e da Tokyo. Qui in Lombardia, su scala ridotta, c’è Milano che fa da attrattore, mentre le aree circostanti si trasformano viepiù in dormitori: da Nagareyama siamo meno distanti di quanto si potrebbe credere. Chissà se l’esempio del Giappone arriverà a ispirare anche qualche nostro amministratore locale.
Il Piccolo di Cremona, 29 novembre 2025