Tutta la verità su Federico II di Svevia: intervista a Marco Brando

Federico II di Svevia è un personaggio storico importante per Cremona. Ma non sempre si parla in modo appropriato. Qualche anno fa il Comune di Parma – ci spiega l’esperto che abbiamo intervistato – ha dovuto correggere un refuso non da poco: una targa dedicata a un inesistente Federico di Svezia (anziché, appunto, di Svevia). Dell’argomento, parliamo con Marco Brando (nella foto), giornalista e divulgatore che ha scritto molto sull’uso e sull’abuso del Medioevo nella cultura di massa. All’imperatore, Brando ha dedicato due libri: “Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa” (Palomar, 2008) e “L’imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia” (Tessere, 2019).

Ha presentato le sue ricerche anche a Cremona, vero?

“Certo. Durante la presentazione a Cremona del mio primo libro su Federico II, un partecipante intervenne accusandomi di essere filo-imperiale e anti-leghista. Erano i tempi in cui (parliamo del 2010) la Lega Nord di Umberto Bossi invocava un passato mitico, nel quale tutti i comuni del Nord Italia si sarebbero confederati contro il giogo imperiale. Il discorso, per quanto riguarda Cremona, è ben diverso. La città fu acerrima avversaria di Milano che, tra il XII e il XIII secolo, tentò di imporre il proprio predominio nell’area padana. Così, quando nel 1226 fu rinnovato il giuramento della Lega Lombarda – erede della Lega che aveva sconfitto a Legnano (1176) Federico I Barbarossa, nonno di Federico II – la scelta di Cremona fu chiara: insieme a Pavia, Parma, Reggio e Modena, si schierò con gli imperiali. Non stupisce allora che, dopo la vittoria di Federico II a Cortenuova (1237), il Carroccio della Lega Lombarda fu trascinato proprio nelle vie di Cremona; il simbolico bottino fu trainato da un elefante, sul quale era legato Pietro Tiepolo, il podestà di Milano, giustiziato in Puglia tre anni dopo”.

Perché, anche nel passato recente, c’è stata una mitizzazione dell’unità dei comuni nord italiani contro l’Impero svevo?

“In primis durante il Risorgimento, nell’Ottocento, c’è stata la retorica patriottica antiaustriaca (presente tuttora persino nei libri di scuola); del resto, basta pensare che nella versione completa dell’Inno di Mameli compare un riferimento a Legnano. In seguito, in occasione della Prima guerra mondiale, la propaganda antiaustriaca si rinvigorì. Poi è stata la volta della Resistenza, durante la quale i nemici erano tornati a essere, guarda caso, i tedeschi. A tal proposito, nel mio primo libro sul mito di Federico cito il “motivo del conferimento” della medaglia d’oro al Valor militare attribuita al gonfalone di Parma nel 1947: “Fiera delle secolari tradizioni della vittoria sulle orde di Federico Imperatore, le novelle schiere partigiane rinnovavano l’epopea vincendo per la seconda volta i barbari nipoti, oppressori delle libere contrade d’Italia”.

Qui a chi si fa riferimento?

Da un lato, agli occupanti nazisti; dall’altro, all’assedio della città da parte dell’imperatore svevo (1247-48), poi sconfitto dai parmigiani. I quali però, fino a non molto prima (come detto) avevano militato a fianco degli imperiali, per poi passare nella fazione avversa; una mobilità nelle alleanze frequentissima allora. Infine, arriviamo all’epopea leghista tra XX e XXI secolo, ai tempi di Bossi: dal simbolo scelto, Alberto da Giussano (mitica figura mai esistita), alla scelta di Pontida come luogo del raduno annuale, giacché, secondo la tradizione, lì sarebbe avvenuto il famoso giuramento di Pontida del 7 aprile 1167, quello della prima Lega lombarda. Il nemico imperiale venne sostituito da “Roma ladrona”. Scelta curiosa: il papato, e dunque Roma, fu strenuo avversario degli imperiali, nonché alleato dei comuni – guelfi per definizione – della Lega Lombarda”.

Il Piccolo di Cremona, 6 settembre 2025

Marco Brando è autore anche del recente saggio Medi@Evo. L’Età di mezzo nei media italiani, edito da Salerno Editrice.

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