Portare un po’ di chimica nelle lezioni di italiano? Sì, in particolare la metafora della valenza, ossia “la capacità degli atomi di un elemento di formare legami chimici.” (Treccani – Enciclopedia online). Da qui, l’idea di una grammatica che sviluppi questa metafora: la grammatica valenziale. Concepita dal linguista francese Lucien Tesnière a metà degli anni 50 del ‘900, questa grammatica è oggi supportata da una ricerca scientifica e da evidenze di efficacia didattica solide. Ne parliamo con Loredana Camizzi (nella foto), ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) e curatrice del volume “Didattica della grammatica valenziale: dal modello teorico al laboratorio in classe” (Carocci).
Che cos’è la grammatica valenziale?
È una grammatica scientifica basata su un modello teorico rigoroso e verificabile nella lingua di tutti i giorni; analizza e descrive la struttura profonda delle frasi a partire dalla centralità del verbo, che, proprio come un atomo, chiama gli elementi necessari per “saturare” il suo significato e per formare la frase minima o “nucleare”. La capacità del verbo di creare, in base al suo significato, relazioni con gli altri elementi della frase è detta valenza. Alla metafora chimica si affianca quella del teatro: il verbo è il regista e chiama a sé un numero ben preciso di attori (“attanti”, nel lessico di Tesnière) per mettere in scena il suo significato. Un’immagine che può essere sfruttata efficacemente dal punto di vista didattico proponendo in classe la drammatizzazione di diversi tipi di frasi e di verbi da parte dagli stessi bambini, per comprendere anche attraverso l’uso del corpo il meccanismo di costruzione della lingua. Si supera così il concetto di frase minima formata sempre e solo dal soggetto e dal verbo, presente ancora in molti libri di testo e non verificabile con la maggior parte dei verbi e degli esempi possibili di frasi. Il verbo “raccontare”, ad esempio, ha bisogno di almeno tre attori per creare una frase di significato completo: chi racconta, cosa si racconta e a chi si racconta.
Quali altre possibilità didattiche offre la grammatica valenziale?
Dalla ricerca sono risultati molto efficaci i grafici “radiali” ideati dal linguista Francesco Sabatini, che ha adattato e perfezionato il modello valenziale per la lingua italiana: ovali concentrici che indicano la gerarchia degli elementi all’interno della frase a partire dal verbo e dai suoi argomenti, che insieme ne costituiscono il nucleo; per chiarire la natura dei legami, ci si serve di colori diversi, di linee continue e tratteggiate. Abbiamo rilevato che i grafici sono un facilitatore dell’apprendimento efficace e inclusivo proprio grazie all’uso dello spazio, dei colori e delle forme. In generale, la grammatica valenziale si presta benissimo a attività laboratoriali che sfruttano strategie, materiali e linguaggi diversi e favoriscono il ragionamento e la riflessione sulla lingua. Ad esempio, è possibile proporre attività di manipolazione della frase attraverso l’utilizzo di cartoncini che ne contengano i diversi elementi, spostando, sottraendo e aggiungendo i quali si può ragionare con gli studenti sugli elementi necessari per formare la frase e sui legami che si instaurano tra le diverse parti.
La grammatica valenziale modifica anche l’idea di insegnamento della grammatica?
Sì. I bambini non sono considerati privi di conoscenze grammaticali e vasi da riempire con regole da imparare a memoria: questo modello tiene conto della loro grammatica implicita, cioè della conoscenza spontanea della lingua, a partire dalla quale si possono aiutare a riflettere sulla sua struttura formale. Anche le parti del discorso (articolo, nome, aggettivo, verbo, ecc.) vengono affrontate nel contesto della frase, tenendo insieme morfologia e sintassi e analizzando la forma e la funzione dei diversi elementi all’interno di numerosi esempi di frasi. Si partirà sempre con il verbo, perché fornisce molte informazioni ed è il motore della frase. Ne consegue un’attività di scoperta condotta dai bambini in prima persona attraverso un procedimento di tipo scientifico (osservazione, ipotesi, sperimentazione e concettualizzazione) sui dati linguistici a loro disposizione. Certo, le attività e l’ambiente di apprendimento devono essere curati dall’insegnante, che progetta e allestisce il laboratorio di grammatica dove questa indagine può avvenire. INDIRE attraverso il sito “Il laboratorio di grammatica valenziale” offre ai docenti risorse e strumenti per portarla in classe validati dalla ricerca, un palinsesto di webinar divulgativi e attività di formazione per le scuole e gli insegnanti.
Federico Pani
Una versione ridotta dell’articolo è comparsa sul Piccolo di Cremona del 25 aprile 2025