L’uovo, lo scheletro, l’arcobaleno di Serafini

Che cosa unisce il Labirinto della Masone di Fontanellato (in provincia di Parma) all’opera di Luigi Serafini? La risposta è un nome, Franco Maria Ricci, che fu il primo editore dell’opera prima di Serafini, pubblicata nel 1981, il Codex Seraphinianus e l’ideatore del Labirinto. Proprio questo luogo ospiterà sino al 13 luglio una mostra sull’opera di Serafini, dal titolo Da Serafini a Luigi. L’uovo, lo scheletro, l’arcobaleno.

Il titolo della mostra è tratto da una recensione (al Codex) di Italo Calvino: «Direi che le immagini che più scatenano il raptus visionario di Serafini sono tre: lo scheletro, l’uovo, l’arcobaleno». Come si legge su Treccani, «nell’uso filologico, codex significa codice, manoscritto, in denominazioni specifiche». Il Codex Seraphinianus è un libro illustrato che enciclopedizza – tra le tavole più belle ci sono quelle che ricalcano proprio le tavole dell’Encyclopédie – un universo fantastico e allucinato, completamente inventato dall’autore; un universo dotato persino di una scrittura propria e asemica (senz’alcun significato). La mostra scandisce le tre fasi dell’attività di Serafini, «l’epoca pre-Codex, l’epoca-Codex, e il post-Codex».

La lettura delle opere di Serafini va naturalmente condotta assecondando la curvatura visionaria dell’autore, che spesso parte da spunti forniti dalla realtà per deformarli e combinarli, facendone ibridi inesistenti e – questo l’aspetto che colpisce di più – imprevedibili. Nell’ingorgo e affastellamento di forme e immagini che si rincorrono si intuisce l’eco dello sperimentalismo fumettistico della seconda metà del Novecento, così come un’arte ricombinatoria post-moderna. E però i pur rintracciabili riferimenti artistici di partenza non esauriscono l’originalità dell’estro inventivo di Serafini. Passando di opera in opera si percepisce infine un’aleggiante aura di misteriosità: critica della società o semplice viaggio follemente onirico? E poi quella lingua, puramente inventata, che rende quest’opera al tempo loquacissima e muta.

Il Piccolo di Cremona, 12 aprile 2025

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