Puccini e l’italiano, una lingua “tutta pepe”: l’intervista a Fiammetta Papi

Riscoprire Puccini, in occasione del Centenario dalla sua morte: non solo la sua opera musicale, ma anche la sua figura artistica e, aspetto poco conosciuto, la sua lingua. Lo facciamo con Fiammetta Papi (nella foto), Professoressa associata di Linguistica italiana all’Università di Siena.

«Il Centenario – racconta Papi – ha offerto l’occasione per mettere a fuoco aspetti misconosciuti della personalità di Puccini, e ciò grazie soprattutto alle ricerche promosse dal Centro Studi Giacomo Puccini. Si è a lungo ripetuto che Puccini fu un uomo semplice, amante della musica, della caccia e delle donne: ritratti parziali, ingenerosi, talvolta associati allo stereotipo, falso e sconfessato da tempo, del “Puccinone fortunato” nell’azzeccare alcuni motivi musicali orecchiabili. Le ricerche degli ultimi decenni hanno invece restituito l’immagine di un uomo di vasta cultura: un appassionato d’arte, un notevole fotografo, un lettore curioso e uno scrittore brillante».

Perché è importante che di Puccini si occupino anche gli storici della lingua?

Perché Puccini, oltre a essere il massimo operista italiano del Novecento, è stato anche un notevole scrittore: emerge dal vastissimo epistolario (oltre 10mila lettere note) e da più di 200 componimenti in rima che sono stati pubblicati per la prima volta solo quest’anno in edizione integrale, commentata, e con saggi critici e un glossario. Puccini è uno scrittore brillante, poliedrico, capace di gestire con genialità una pluralità di stili e di lingue; di inventarsi parole, indovinelli, e arricchire la sua scrittura di virtuosismi e giochi verbali. Lo studio delle scritture pucciniane riserva dunque molte sorprese, sia sul versante dell’analisi stilistica dell’autore, sia sul piano più generale delle ricerche sulla storia della lingua italiana novecentesca e sul suo contributo allo sviluppo della lingua d’oggi. Per esempio, nell’àmbito del lessico, l’epistolario consente in più di un caso di retrodatare le prime attestazioni di lemmi in uso nell’italiano contemporaneo, in contesti che ne aiutano a capire meglio la semantica storica.

Faccio due esempi di cui ho parlato nella Tornata dell’Accademia della Crusca, dedicata a Luca Serianni, su Lingua italiana e musica tra Otto e Novecento (20 maggio 2024). Gli Atti sono in pubblicazione nel prossimo numero della rivista «Italiano digitale». Il primo è il francesismo allure ‘stile, distinzione, classe’, che si trova in una poesia pucciniana (finora inedita) relativa a Turandot: Puccini parla di grande allure per descrivere la grandiosa ambientazione della favola principesca (quindi secondo l’accezione attuale del sostantivo), ma anche con un significato ulteriore, più vicino all’etimologia francese, di allure come ‘andamento rapido, movenza sostenuta’, da aller ‘andare, muoversi’ (con riferimento al ritmo lesto del primo atto). Un altro esempio è linciaggio, utilizzato per la prima volta nell’epistolario pucciniano nell’accezione figurata di ‘persecuzione accanita, denigrazione implacabile contro chi non è in grado di difendersi’ (precursore dell’attuale espressione linciaggio mediatico): il linciaggio di cui Puccini fu vittima avvenne durante il noto fiasco della prima assoluta di Madama Butterfly al Teatro alla Scala (Milano, 17 febbraio 1904).

All’insieme di questi aspetti è stato dedicato il recente convegno Giacomo Puccini nella storia della lingua italiana: libretti lettere poesie. Convegno in occasione del Centenario della morte, 19-20 marzo 2024, che ho organizzato all’Università degli Studi di Siena, con la collaborazione del Centro Studi Giacomo Puccini, dedicato alla memoria di Luca Serianni (gli Atti usciranno nella collana «Strumenti di Filologia e Critica» di Pacini editore).

Che cosa ti ha colpito di più nel tuo lavoro sulle lettere dell’artista?

Mi ha colpita, come detto, la godibilissima varietà della scrittura pucciniana. L’epistolario e le rime sono pervasi da una forte carica espressionistica. Sono caratterizzati dalla continua alternanza e contaminazione di lingue, registri, stili: perciò ho parlato nei miei studi di plurilinguismo e pluristilismo. Nelle lettere, in prosa o in versi, incontriamo l’italiano comune in tutta l’escursione diafasica dal registro aulico-formale alla lingua familiare fino alla coprolalia; il dialetto toscano-lucchese; il francese, il latino, il tedesco maccheronico; e ancora le lingue inventate, le scritture criptiche, e soprattutto un profluvio di neoformazioni e giochi verbali che sfruttano le più varie strategie di formazione delle parole o di traslazioni di significato. Per esempio, una spiritosa facezia che ritorna più volte nelle lettere rimanda al gioco delle carte, ed è indicativa del gusto dissacrante verso le affettazioni dell’italiano poetico, parodiato in un’esclamazione tipica come ahi lasso! ‘ohimè’. Aggiunge Puccini: no, ho il tre! (oppure giocalo!) con lasso = l’asso (la carta da gioco).

In breve, Puccini stesso definiva la propria prosa “tutta pepe”. Eppure, questa non è l’unica caratteristica alla quale deve ridursi la sua scrittura. Anche l’immagine di un Puccini ‘sboccato e scanzonato’ è uno stereotipo che va superato e corretto. Da un lato, il comico non è il solo elemento presente nell’epistolario: ci sono lettere e poesie serie e autoriflessiva, che illuminano un lato profondamente melanconico della personalità pucciniana. Inoltre, c’è una ricca dimensione letteraria che affiora da numerosi rimandi, più o meno espliciti, al canone degli autori italiani in prosa e poesia (Dante, Petrarca, Manzoni, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, ma anche Giovanni Sercambi o Matteo Bandello), e ancora alla letteratura straniera, alla tradizione biblica, alla mitologia classica, e naturalmente al melodramma. A riprova che Puccini fu un esperto scrittore, un attento e curioso lettore, un “cacciatore” anche di libri.

A tutto ciò si aggiunge naturalmente l’interesse per i libretti pucciniani. Qui è doveroso rimandare allo studio fondativo del compianto Luca Serianni, Libretti verdiani e libretti pucciniani: due lingue a confronto (2002). Serianni ha dimostrato la portata innovativa dei libretti delle opere di Puccini, rispetto al sistema linguistico chiuso e codificato del melodramma verdiano (almeno fino all’Aida). Con le opere pucciniane – in particolare, con i libretti di Illica e Giacosa, e su tutti la Bohème –, si ha una svolta decisiva in direzione di un linguaggio più realistico: sono evitati gli aulicismi della lingua poetica (o sono impiegati a scopo caricaturale); i dialoghi sono improntati alla colloquialità; il lessico si apre a molte parole di uso quotidiano, i forestierismi compresi.

Dunque Puccini interveniva in qualche modo nella scrittura dei libretti?

Sì: Puccini interveniva in prima persona nella stesura dei libretti, lavorando fianco a fianco con i librettisti e suggerendo egli stesso proposte di versificazione – ad esempio, “Qual occhio al mondo, Tu che di gel sei cinta”. Questo era noto da tempo, ma le ricerche più recenti lo hanno confermato e documentato con abbondanza del materiale che via via emerge dalle testimonianze finora inedite.

Bibliografia e riferimenti:

Sulla lingua di Giacomo Puccini: Fiammetta Papi, Ahi lasso! no, ho il tre! La lingua di Giacomo Puccini attraverso l’epistolario, in “Lingua e Stile”, 57, 2022, pp. 205-240.

Su Giacomo Puccini e la storia della lingua italiana: Giacomo Puccini nella storia della lingua italiana: libretti lettere poesie. Convegno in occasione del Centenario della morte, 19-20 marzo 2024, all’Università degli Studi di Siena, con la collaborazione del Centro Studi Giacomo Puccini, dedicato alla memoria di Luca Serianni. Gli Atti usciranno nella collana “Strumenti di Filologia e Critica” di Pacini editore.

Per l’epistolario: Centro Studi Giacomo Puccini (Presidente: Gabriella Biagi Ravenni) Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini (Presidente: Virgilio Bernardoni).

  • Giacomo Puccini, Epistolario I. 1877-1896, a cura di Gabriella Biagi Ravenni, Dieter Schickling, Firenze, Olschki, 2015
  • Giacomo Puccini, Epistolario II. 1897-1901, a cura di Gabriella Biagi Ravenni, Dieter Schickling, ivi, 2018
  • Giacomo Puccini, Epistolario III. 1902-1904, a cura di Francesco Cesari, Matteo Giuggioli, ivi, 2022
  • Giacomo Puccini, Epistolario IV. 1905-1906, a cura di Gabriella Biagi Ravenni, Francesco Cesari, in cds (in uscita a fine 2024)
  • Giacomo Puccini, Epistolario V. 1907-1908, a cura di Virgilio Bernardoni, Aldo Berti, in cds (in uscita a fine 2024)

Per le poesie: Giacomo Puccini Poeta, edizione e commento dei testi di Virgilio Bernardoni, Gabriella Biagi Ravenni, Fiammetta Papi, contributi di Virgilio Bernardoni, Gabriella Biagi Ravenni, Massimo Marsili, Fiammetta Papi, Manuel Rossi, coordinamento editoriale di Massimo Marsili, Lucca, PubliEd, 2024.

Una versione ridotta dell’intervista è stata pubblicata sul Piccolo di Cremona del 30 novembre 2024

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