Il popolare presentatore è protagonista del libro di Mariano Sabatini, suo storico collaboratore
Quest’anno, si sono celebrati i 100 anni dalla nascita di Mike Bongiorno, un protagonista indiscusso della televisione italiana. E però 70 anni fa, nel 1954, cominciava anche la carriera di un altro grande nome della televisione: Luciano Rispoli. In Italia, il maggiore conoscitore di Rispoli, nonché suo storico collaboratore, è Mariano Sabatini (in alto, nella foto di Gianni Brucculeri), autore del libro per Vallecchi “Ma che belle parole! Luciano Rispoli. Il fascino discreto della radio e della Tv” ; in memoria del giornalista e dell’uomo di spettacolo, Sabatini ha allestito anche un premio omonimo, andato di recente al conduttore di La7 Andrea Pancani e a Paola Saluzzi, ora a “L’Ora solare” su Tv2000. L’abbiamo raggiunto per chiedergli di spiegarci, in poche parole, perché Rispoli – al pari di Mike e di altri grandi personaggi televisivi – vada ricordato anche oggi.
«Non sono molti i padri fondatori del servizio pubblico. E per quanto sia sgradevole dirlo, Rispoli merita questo appellativo più di altri; perciò, meriterebbe maggiore attenzione da parte della dirigenza Rai. Ha contribuito a diffondere l’abbonamento con le RadioTelesquadre, ha inventato programmi radiofonici come “Gran Varietà”, “Bandiera gialla” e “Chiamate Roma 3131”. Ha introdotto nel 1975 il genere talk show in Italia con “L’ospite delle due”, lo ha rinnovato a “Pranzo in Tv”. E soprattutto ha reso la lingua italiana uno spettacolo irresistibile a “Parola mia”, facendo innamorare legioni di telespettatori del proprio idioma. Difficile sintetizzare quanto di buono e bello ha fatto Rispoli, con il quale ho avuto il privilegio di lavorare a lungo, come intrattenitore colto e innovativo. Eppure ancora non gli hanno intitolato gli studi radiofonici di via Asiago, come Fiorello aveva opportunamente proposto. La cosa mi addolora».
Il Piccolo di Cremona, 23 novembre 2024