L’italiano e gli spaghetti, intervista a Monica Alba

Come molte delle ricchezze artistiche e culturali, anche parte della gastronomia, in Italia, è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Un modo per scoprire la storia dei nostri piatti è indagarne l’origine dei nomi; l’impresa può portare a delle scoperte notevoli, com’è accaduto a Monica Alba (nella foto), docente a contratto di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e ricercatrice impegnata nel progetto AtLiTeG presso l’Università per Stranieri di Siena, l’“Atlante della lingua e dei testi della cultura gastronomica italiana dall’età medievale all’Unità”.

Ci può parlare della scoperta che ha fatto in merito alla parola spaghetti?

A dispetto di quanto si possa immaginare, gli spaghetti, oggi simbolo indiscusso di italianità, rappresentano una acquisizione piuttosto recente; ho potuto rintracciare la prima attestazione finora nota nella stampa quotidiana, più precisamente nel Giornale del Regno delle due Sicilie n. 141 del 14 giugno 1817, in cui il consiglio di amministrazione della Real Casa degli Invalidi mette a bando l’appalto per la fornitura di generi di sussistenza per operatori e degenti; nell’elenco degli alimenti richiesti si legge: «Per il pane bianco per l’ospedale, e per zuppa per tutti gli individui, di once 16 la razione. Per la pasta di vari ingegni [tipologie] di semola di Saragolla a quattro passate. Per semola e spaghetti per uso degli infermi». Questa attestazione anticipa di quasi trent’anni quella riferita dai vocabolari. La parola comincia a circolare poco dopo anche all’estero, e in primo luogo in Francia e negli Stati Uniti. Nel Dizionario Moderno del 1942, Panzini scrive: «Ecco un nome diventato mondiale. Spaghetti-house anche a Nuova York».

Ci può raccontare in estrema sintesi il progetto AtLiTeG?

È un progetto finanziato dal ministero dell’Università e Ricerca, di cui fanno parte quattro Unità: l’Università di Siena Stranieri, l’Università di Salerno, l’Università di Cagliari e l’Università di Napoli “Federico II”, coordinate a livello nazionale da Giovanna Frosini. L’obiettivo di AtLiTeG è quello di tracciare, per la prima volta, il profilo storico-geografico dei testi e della lingua del cibo dal Medioevo all’Unità.

Federico Pani

Il Piccolo di Cremona, 21 ottobre 2023

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